Quando il lettore è soltanto un click

Hai notato come navigare sul web, soprattutto nei siti di informazione, sia diventato praticamente impossibile?

Stai comodamente seduto sul tuo divano, o alla tua scrivania, e stai cercando informazioni, aggiornamenti o semplicemente passando un po’ di tempo scrollando i post su un social.

Ad un tratto ti imbatti in una notizia che sembra interessante, con un titolo che coglie la tua attenzione.

A quel punto inizia un drammatico percorso ad ostacoli tra riquadri pubblicitari e popup inaspettati che interrompono continuamente la lettura.

Diciamocelo onestamente, poter leggere un articolo on line è diventata una missione quasi esclusiva per videogamer o professionisti della caccia al tesoro.

A partire dal primissimo pop-up con la richiesta di autorizzazione per i cookies si scatena una guerra di video pubblicitari, banner a comparsa, plugin che si attivano con il movimento del mouse per lanciare pubblicità su pubblicità.

Certo è bello vedere che ogni secondo i multimilionari del web incassano centinaia di milioni grazie alla fame di spiccioli di piccoli, medi editori.

Pubblicità di ogni tipo, che si presentano agli occhi del navigatore, grazie alla sapiente attività di un pixel di facebook che monitora i gusti del malcapitato lettore.

A cosa servono realmente queste pubblicità? di sicuro a mantenere vivi i riflessi dei lettori che, come in un moderno “schiaccia la talpa”, si affannano a cliccare su quante più x possibili nel minor tempo possibile.

Certo, ogni tanto, capita che invece della x il mouse, o il dito, colpiscano la parte sensibile della pubblicità ed essere lanciati in un mondo di cui, francamente, in quel preciso momento non interessa nulla.

Ma al solerte pixel non interessa, ha memorizzato il tuo interesse per i reggiseni che alzano e separano, da quel momento sarai assalito da tette in pizzo e crinoline ed ogni tentativo di dissuadere tua moglie, da un tuo tradimento, con la spiegazione delle chiavi di lettura degli algoritmi di Google sarà inutile tempo buttato.

Tornando a quel maledetto articolo, che ti interessava davvero, alla fine, ammesso che tu sia riuscito ad arrivare alla fine, sarà un ammasso insulso di parole, concetti che si confondono con messaggi pubblicitari per cui alla fine non sai neanche per quale motivo ti trovi su quella pagina.

Ma internet non è questo!

In realtà questo modo di lavorare è sbagliato in ogni caso e ti spiego il perché’.

Uno dei principi da tenere a mente per poter avere, davvero, successo (qualunque cosa tu intenda per successo) è comprendere, soddisfare ed eccedere rispetto ai desiderata del tuo cliente.

Tu editore, pensi davvero che il motivo per cui io sono sul tuo sito sia la ricerca spasmodica di pubblicità?

Se così fosse avresti sicuramente rispettato la regola, hai compreso che voglio pubblicità, soddisfi la mia richiesta con gli spazi fissi ai margini dell’articolo ed eccedi con i continui pop-up che si aprono.

Ma se la mia necessità fosse soltanto quella di leggere il tuo articolo?

Magari sarebbe più corretto mostrarmi l’articolo e alla fine darmi la possibilità di approfondimenti con altri articoli correlati.

Sento già l’eco della risposta dell’editore: “Se non ci metto la pubblicità come mangio? Mica campo d’aria e se vuoi trovare le notizie devi accettare un pochino di pubblicità”.

Esimio editore, ma tu cosa vuoi fare da grande? Scrivere notizie, informare le persone o incassare dalla pubblicità?

Se la risposta è dare informazione, ti prego, togli di mezzo tutte quelle fastidiose pubblicità che distraggono l’attenzione dai tuoi contenuti e non rendono merito al tuo lavoro e a quello die tuoi collaboratori.

Se invece la risposta è vendere spazi pubblicitari, il mio consiglio è quello di guardare ai migliori. Google ad esempio. Sicuramente in Google incassano, con la pubblicità, più di tutti gli editori italiani messi insieme, eppure non hanno banner, non hanno popup, non distolgono l’attenzione del navigatore mai.

Pensaci un attimo, come motore di ricerca comprendono esattamente le necessità di chi naviga, sanno che vogliono un’informazione chiara, veloce e semplice da raggiungere, per questo gli offrono una pagina bianca su cui c’è solo lo spazio per scrivere e, velocemente danno una risposta che soddisfi la richiesta. Ma sanno andare oltre, eccedere, perché’ danno tutte le risposte possibili, comprese quelle che magari non avresti raggiunto mai perché troppo indietro, dando la possibilità ai più piccoli di sponsorizzare la risposta.

Anche per gli inserzionisti Google comprende l’esigenza di trovare clienti in target, soddisfa la richiesta posizionando la sponsorizzata soltanto quando la richiesta è completamente pertinente con la domanda ed eccedono mettendo quelle risposte in cima alla lista.

Editore caro, come vedi i soldi con la pubblicità non si fanno costringendo le persone a subire noiosi video non richiesti o a dover chiudere finestre ogni due per tre.

Lo so non tutti possono essere Google, ma questo non giustifica il fatto che tutti possano essere così stolti da non capire che se qualcosa è fastidiosa alla lunga sarà la causa della loro rovina.

Capitolo a parte, ed articolo che arriverà a breve, la demenza imprenditoriale di migliaia di piccoli finanziatori delle multinazionali che decidono di svenarsi e mandare il lo


ro marchio verso morte certa, con folli campagne pubblicitarie alla ricerca di nuovi clienti che non sanno mettere in leva, non sanno gestire e contabilizzare.

Se anche tu hai avuto l’idea di buttarti on line, di cercare clienti grazie alle sponsorizzate, ti consiglio vivamente di non fare come questi minus habens del marketing, cerca un minder e fatti dare i giusti consigli per creare il tuo sistema che ti permetta sempre di comprendere, soddisfare ed eccedere le esigenze del cliente.


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