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Il 78% degli imprenditori non affiderebbe una decisione finanziaria all’AI. Il punto non è scegliere tra uomo e macchina.

Immagine del redattore: Francesco Agostino
Francesco Agostino
3 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min
Professionista umano che valuta scenari finanziari supportati dall’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale può leggere dati. Confrontare alternative. Riassumere documenti. Costruire scenari. Individuare anomalie.


Eppure, quando la domanda diventa “lasceresti decidere a lei?”, la risposta cambia.


Secondo una ricerca Qonto sulla gestione finanziaria di PMI e professionisti italiani, il 78% degli intervistati non delegherebbe all’AI una decisione finanziaria.


Il 42,3% vuole mantenere il controllo diretto. Il 36% dichiara di non fidarsi abbastanza. E per il 78% rimane fondamentale poter contare su un referente umano nei servizi bancari.


Potrebbe sembrare una resistenza alla tecnologia. Forse è soprattutto una confusione da risolvere.


Analizzare non è decidere


Una decisione contiene diversi passaggi.


Raccogliere informazioni. Valutare alternative. Fare previsioni. Individuare rischi. Confrontare costi. Stimare conseguenze. Scegliere.


I primi sei possono essere enormemente aiutati dalla tecnologia. L’ultimo ha una caratteristica diversa.


Produce una responsabilità.


Se investo 100.000 euro, apro una sede, assumo tre persone o cambio modello di business, qualcuno dovrà assumersi la conseguenza della scelta.


Un algoritmo può contribuire all’analisi. Non elimina quel passaggio.


Il problema non è “AI oppure essere umano”


Questa contrapposizione probabilmente diventerà presto poco utile.


La domanda migliore è: quale parte della decisione vogliamo affidare alla macchina?


Possiamo chiederle di cercare informazioni. Possiamo farle costruire scenari contrari alla nostra ipotesi. Possiamo chiederle di individuare incoerenze. Possiamo farle simulare ciò che accadrebbe cambiando alcune variabili. Possiamo perfino usarla per contrastare il nostro stesso bias.


Tutto questo può migliorare una decisione. Ma migliorare la decisione non significa trasferire la responsabilità di decidere.


C’è una terza funzione: verificare


Tra eseguire un’analisi e prendere una decisione esiste uno spazio spesso trascurato. La verifica.


Ho dimenticato qualcosa? La mia ipotesi regge? Sto utilizzando un dato perché è solido oppure perché conferma ciò che voglio fare? Esiste un’alternativa meno costosa? La decisione è reversibile? Quanto costa scoprire dopo sei mesi che avevo torto?


Sono domande che possono essere rivolte anche a un sistema di AI. Ma diventano particolarmente importanti quando chi propone l’investimento ha interesse a farlo approvare.


L’indipendenza non coincide con l’intelligenza


Un sistema può essere intelligentissimo e ricevere una domanda sbagliata. Un consulente può essere competentissimo e avere un incentivo commerciale. Un imprenditore può conoscere perfettamente la propria azienda ed essere innamorato della propria idea.


Per questo la qualità della decisione non dipende soltanto dalla quantità di intelligenza disponibile. Dipende anche dalla struttura attraverso cui quella decisione viene controllata.


Chi formula l’ipotesi? Chi la stressa? Chi guadagna se viene approvata? Chi può dire di no?


L’AI può rendere il secondo parere più forte, non inutile


Il futuro delle decisioni professionali potrebbe quindi non essere una gara tra uomo e macchina.


Potrebbe essere una combinazione più interessante.


La macchina aumenta la capacità di analisi. L’essere umano mantiene responsabilità, contesto e giudizio. Una verifica indipendente controlla che l’ipotesi non sia diventata una conclusione prima ancora di essere esaminata.


Il fatto che il 78% degli intervistati non voglia delegare una decisione finanziaria all’AI non dimostra che l’AI sia poco utile.


Più aumenta la capacità di produrre analisi, più diventa importante sapere chi governa la decisione finale.


Fonti


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