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Il 70% delle imprese teme il caro energia. Ma una paura condivisa non è ancora una decisione.

Immagine del redattore: Francesco Agostino
Francesco Agostino
4 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min
Decisioni aziendali e rischio: dal caro energia alla verifica delle alternative

Sette imprese su dieci temono l'impatto del caro energia.

È uno dei dati dell'indagine pubblicata il 25 settembre da Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne.

È una preoccupazione razionale.

L'energia può incidere sui margini, sulla competitività e sulla possibilità stessa di mantenere alcune produzioni.

Ma c'è un passaggio che nelle decisioni viene spesso saltato.

Un rischio reale non rende automaticamente giusta qualunque risposta a quel rischio.

“Dobbiamo fare qualcosa” è l'inizio, non la conclusione

Quando una minaccia diventa evidente aumenta la pressione ad agire.

Cambiamo fornitore.

Installiamo un impianto.

Investiamo in efficienza.

Rivediamo i prezzi.

Riduciamo produzione.

Blocchiamo un investimento.

Sono tutte risposte possibili.

Ma non possono essere tutte corrette per tutte le imprese.

Il rischio è comune.

L'esposizione no.

Quanto ci colpisce davvero?

Prima della soluzione serve una misura.

Quale percentuale dei nostri costi dipende dall'energia?

Quanto è variabile?

Quanto possiamo trasferirne sul prezzo?

Qual è l'effetto sul margine?

Che cosa accade nello scenario peggiore?

Quanto costa proteggerci?

Sono domande meno spettacolari dell'annuncio di un investimento.

Ma trasformano una preoccupazione generale in un problema specifico.

La stessa notizia può produrre decisioni opposte

L'aspetto interessante dell'indagine è che, nello stesso contesto, il 27,5% delle imprese prevede per il 2026 una crescita del fatturato di almeno il 3%.

Non è una contraddizione.

Un'impresa può temere un rischio e contemporaneamente prevedere crescita.

Un'altra può essere molto più esposta.

Una terza può aver già coperto parte del rischio.

Per questo una notizia macroeconomica non è ancora una strategia aziendale.

Il rischio ha bisogno di una catena causale

Prima di approvare una decisione importante dovrebbe essere possibile completare questa frase:

Se accade X, per noi succede Y, quindi rischiamo Z; per ridurre Z scegliamo A, perché costa meno o produce più valore delle alternative B e C.

Se uno di questi passaggi manca, probabilmente stiamo reagendo.

Non ancora decidendo.

Le decisioni peggiori possono nascere da fatti veri

È un punto importante.

Per prendere una cattiva decisione non serve necessariamente partire da un'informazione falsa.

Possiamo partire da un dato corretto.

Da una minaccia reale.

Da un problema evidente.

E costruire comunque una risposta sbagliata.

Il 70% delle imprese che teme il caro energia ci dice qualcosa di importante sul contesto.

Non ci dice ancora che cosa debba fare la singola impresa.

Tra le due cose esiste lo spazio della decisione.

Ed è proprio quello spazio che dovrebbe essere verificato.

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