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Il 58,2% dei professionisti usa spesso l’AI. Ma solo il 9,7% la usa per automatizzare attività ripetitive.

Immagine del redattore: Francesco Agostino
Francesco Agostino
11 set
Tempo di lettura: 2 min
Intelligenza artificiale negli studi professionali: uso, automazione e decisioni organizzative.

L’intelligenza artificiale è già entrata negli studi professionali italiani. La domanda interessante, a questo punto, non è più chi la usa. È che cosa abbiamo deciso di cambiarci davvero.

Il 58,2% dei professionisti italiani intervistati da Confprofessioni dichiara di utilizzare frequentemente strumenti di intelligenza artificiale.

Un altro 25,4% li utilizza occasionalmente.

Soltanto il 16,4% dichiara di non utilizzarli.

L’indagine è stata condotta dall’Osservatorio delle Libere Professioni su un campione di 1.180 rispondenti.

L’AI, quindi, non è più un esperimento marginale.

Poi però bisogna guardare come viene utilizzata.

Il 57,8% la impiega per generazione o revisione di testi.

Il 52,1% per ricerca normativa, giurisprudenziale o contrattuale.

Il 36,3% per sintesi di documenti.

L’automazione delle attività ripetitive si ferma invece al 9,7%.

Usare uno strumento non significa aver cambiato un processo

Questa distinzione è importante.

Possiamo introdurre ChatGPT nello studio senza modificare quasi nulla del modo in cui lavoriamo.

Scrive una prima bozza più velocemente.

Riassume un documento.

Aiuta una ricerca.

Riformula una mail.

Sono vantaggi reali.

Ma sono prevalentemente miglioramenti dentro processi già esistenti.

Un’altra cosa è chiedersi: quale processo dovrebbe essere riprogettato perché oggi esiste l’AI?

Questa è una decisione organizzativa.

Il rischio dell’adozione per accumulo

Le innovazioni entrano spesso nelle organizzazioni in questo modo.

Arriva un nuovo strumento. Qualcuno comincia a utilizzarlo. Poi un altro. Poi viene acquistato un abbonamento. Poi una funzione viene aggiunta al gestionale.

Alla fine lo studio “usa l’intelligenza artificiale”.

Ma nessuno ha necessariamente deciso dove debba essere utilizzata, dove non debba esserlo, quale risultato debba migliorare, come verificare che quel risultato sia realmente migliorato e quali attività debbano essere eliminate anziché semplicemente accelerate.

È la differenza tra adozione e decisione.

Prima bisogna scegliere cosa non dovrebbe più funzionare come prima

Ogni tecnologia potente crea una tentazione.

Partire dalle possibilità.

“Con l’AI possiamo fare questo.”

“Possiamo fare anche quello.”

“Possiamo produrre più velocemente.”

La domanda utile potrebbe essere l’opposta: quale parte del nostro lavoro non ha più senso svolgere nello stesso modo?

Solo allora lo strumento incontra un problema reale.

Altrimenti rischia di sovrapporsi all’organizzazione esistente.

Accelerare non è trasformare

Se impiego trenta minuti invece di un’ora per produrre un documento, ho ottenuto efficienza.

Se scopro che quel documento non era necessario, ho modificato il processo.

Sono due livelli completamente diversi.

E probabilmente l’intelligenza artificiale costringerà sempre più studi professionali a confrontarsi con il secondo.

Non soltanto: “Come posso fare più velocemente ciò che faccio?”

Ma: “Che cosa non dovrei più fare?” “Che cosa dovrebbe fare una macchina?” “Dove deve restare il giudizio professionale?” “Quale passaggio crea realmente valore per il cliente?”

L’AI non elimina la decisione. La rende più urgente.

Il fatto che quasi sei professionisti su dieci dichiarino un utilizzo frequente dell’intelligenza artificiale è un segnale importante.

Ma non ci dice ancora quanto siano cambiati gli studi.

Ci dice che lo strumento è entrato.

Il passaggio successivo sarà capire se entrerà anche nel disegno del lavoro.

E qui la tecnologia non può decidere autonomamente.

Perché prima di automatizzare un processo bisogna stabilire se quel processo meriti di esistere, quale parte abbia valore e quale risultato debba produrre.

L’intelligenza artificiale può eseguire una decisione con una velocità straordinaria.

Rimane però una responsabilità umana decidere che cosa valga la pena accelerare.

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