
Le imprese non trovano il 44% dei profili che cercano. Essere competenti, però, non basta a essere riconoscibili.


Le imprese italiane hanno difficoltà a reperire il 44% delle figure professionali che cercano nel settembre 2026. In alcuni ambiti specialistici il problema è ancora più evidente.
Sembrerebbe la situazione ideale per chi possiede competenze rare. Se il mercato cerca ciò che sai fare, dovrebbe essere facile emergere. Non necessariamente.
Perché esiste una differenza tra essere necessario ed essere riconoscibile come la persona giusta.
Il mercato può cercare una competenza senza sapere chi la possiede
Immaginiamo cento professionisti. Dieci possiedono davvero una competenza difficile da trovare. Tutti e cento, però, utilizzano descrizioni simili: esperto, innovativo, multidisciplinare, orientato al risultato, soluzioni personalizzate.
Dal punto di vista dell'offerta esiste una differenza enorme. Dal punto di vista di chi deve scegliere, molto meno. La competenza esiste. La differenza non è visibile.
Il curriculum descrive. Il posizionamento seleziona.
Un curriculum può dimostrare che sappiamo fare molte cose. Il posizionamento deve aiutare qualcuno a capire quando dovrebbe pensare proprio a noi.
“Avvocato con vent'anni di esperienza” descrive. “Il professionista da consultare quando…” comincia a occupare una posizione. La differenza non è stilistica. È cognitiva.
Più una competenza è richiesta, più aumenta il rumore
Quando il mercato segnala una carenza, aumentano corsi, certificazioni, nuovi operatori, servizi, profili che incorporano quella parola e offerte commerciali costruite intorno alla domanda.
Confartigianato stimava in 316.000 le figure con competenze digitali avanzate di difficile reperimento sulle 621.000 richieste considerate nel 2025.
Una competenza scarsa diventa economicamente interessante. E proprio per questo sempre più persone cominciano a dichiararla.
La prova diventa parte della posizione
A quel punto dire “sono esperto di…” vale progressivamente meno. Diventano più importanti le prove: casi, risultati, metodo, specializzazione, esperienza verificabile, problemi specifici affrontati.
La posizione non nasce semplicemente da ciò che dichiariamo di sapere. Nasce dall'associazione che riusciamo a costruire tra noi e una determinata situazione.
Essere bravi non risolve automaticamente il problema
Possiamo essere più competenti di un concorrente e perdere comunque il cliente. Non necessariamente perché il cliente sbaglia. Può semplicemente non avere gli strumenti per accorgersi della differenza.
Se fuori appariamo equivalenti, il mercato deve utilizzare altri criteri: prezzo, vicinanza, conoscenza personale, primo risultato Google, referral, caso.
La scarsità crea opportunità. Il posizionamento permette di occuparle.
Tra “il mercato ha bisogno di qualcuno come me” e “il mercato pensa a me quando ha quel bisogno” esiste ancora uno spazio. Quello spazio è il posizionamento.
Una differenza può essere reale. Ma finché fuori non si vede, non è ancora una posizione occupata.




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