
Il 22% delle imprese investirà in AI entro il 2028. La domanda da fare prima non è quale AI comprare.


L'intelligenza artificiale sta entrando nei piani d'investimento delle imprese italiane.
Secondo l'indagine pubblicata il 25 settembre da Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, il 22% delle imprese prevede di investire in AI entro il 2028.
È un numero destinato probabilmente a crescere.
Ma prima che la domanda diventi:
“Quale AI dobbiamo comprare?”
ce n'è una più importante:
“Che cosa deve migliorare?”
Comprare una tecnologia non significa avere un progetto
L'AI può intervenire su attività molto diverse.
Ridurre tempi amministrativi.
Analizzare documenti.
Supportare il servizio clienti.
Produrre contenuti.
Cercare informazioni.
Prevedere domanda.
Controllare anomalie.
Aiutare una decisione.
Dire semplicemente “investiamo in AI” equivale quindi a dire “investiamo in software”.
Manca ancora quasi tutto ciò che permette di giudicare l'investimento.
Il problema viene prima dello strumento
Un progetto dovrebbe poter essere descritto senza nominare la tecnologia.
Per esempio:
“Vogliamo dimezzare il tempo necessario per analizzare 500 documenti.”
Oppure:
“Vogliamo ridurre gli errori in questo processo.”
Oppure ancora:
“Vogliamo verificare più alternative prima di prendere questa decisione.”
Solo dopo ha senso chiedersi se l'AI sia lo strumento migliore.
Se il progetto smette di avere senso appena togliamo la parola AI, probabilmente non abbiamo ancora definito il progetto.
L'adozione sta già accelerando
I dati Istat aiutano a capire la velocità del fenomeno.
Nel 2025 la quota di imprese con almeno dieci addetti che utilizzava almeno una tecnologia AI era salita dal 8,2% al 16,4% in un solo anno.
L'accelerazione è reale.
Ed è precisamente nei momenti di accelerazione che diventa più facile confondere tre cose:
essere aggiornati;
comprare tecnologia;
produrre valore.
Non sono sinonimi.
Prima dell'investimento servono quattro risposte
Prima di autorizzare un progetto AI proverei a scrivere quattro righe:
• problema: che cosa non funziona oggi?
• risultato: quale miglioramento misurabile vogliamo ottenere?
• alternativa: esiste un modo più semplice o meno costoso?
• verifica: come sapremo, tra sei mesi, se l'investimento ha funzionato?
Se non riusciamo a rispondere, scegliere il fornitore è prematuro.
L'AI non ha bisogno di essere giustificata. L'investimento sì.
Non c'è nulla di particolarmente prudente nell'aspettare che una tecnologia sia vecchia prima di adottarla.
Ma non c'è nulla di innovativo neppure nell'acquistarla senza sapere perché.
Il 22% delle imprese che prevede investimenti in AI entro il 2028 racconta una trasformazione importante.
La differenza, però, non la farà soltanto chi investirà.
La farà chi riuscirà a distinguere l'investimento necessario da quello semplicemente disponibile.
E questa distinzione viene prima dell'acquisto.




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