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Il professionista non diventa proletario quando guadagna poco

Immagine del redattore: Francesco Agostino
Francesco Agostino
1 set
Tempo di lettura: 3 min

C'è un modo molto semplice per fraintendere l'espressione Proletariato Professionale.

Pensare che descriva i professionisti che guadagnano poco.

Se fosse così, avremmo inventato un'espressione nuova per descrivere un problema vecchio. Esistono già il calo dei redditi professionali, la precarietà, la crisi di alcune categorie, la compressione delle tariffe.

Il problema che mi interessa è diverso.

Un professionista può guadagnare ancora bene e avere già cominciato a perdere la propria posizione.
Proletariato Professionale: autonomia, controllo e posizione del professionista

Il reddito è una conseguenza. Il controllo viene prima.

Immaginiamo un professionista che abbia molto lavoro.

Il suo fatturato è soddisfacente. L'agenda è piena. I clienti arrivano.

A prima vista non sembrerebbe esserci alcun problema.

Ma proviamo a fare domande diverse.

Chi decide quanto costa il suo lavoro?

Chi controlla l'accesso al cliente?

Chi stabilisce le condizioni alle quali il professionista può lavorare?

Il cliente cerca lui oppure cerca la piattaforma, lo studio, il portale, l’intermediario o il marchio attraverso cui lo ha trovato?

Se domani quel canale scomparisse, quanti clienti continuerebbero a cercarlo per nome?

Sono domande molto diverse da: «Quanto guadagni?»

Ed è precisamente questa differenza che mi interessa.

Si può avere lavoro senza possedere la domanda

Per molto tempo abbiamo considerato la presenza di clienti come una prova sufficiente della forza professionale.

Hai clienti, dunque il mercato ti riconosce.

Non necessariamente.

Puoi avere clienti perché qualcun altro controlla il punto nel quale domanda e offerta si incontrano.

Puoi avere clienti perché sei presente dentro un sistema che li distribuisce.

Puoi avere clienti perché accetti condizioni che altri non accettano.

Puoi persino avere moltissimi clienti.

Ma avere accesso alla domanda e possedere una posizione nella mente della domanda non sono la stessa cosa.

La differenza diventa evidente quando provi a uscire dal sistema che ti procura quei clienti.

Se il cliente continua a cercare te, possiedi qualcosa.

Se devi ricominciare da zero, probabilmente quel qualcosa apparteneva a qualcun altro.

Il punto non è essere contro le piattaforme

Sarebbe troppo facile trasformare questo ragionamento in una battaglia contro piattaforme, portali, algoritmi, studi organizzati o nuove tecnologie.

Non è questo il punto.

Uno strumento può essere estremamente utile.

Una piattaforma può portare lavoro che da soli non avremmo ottenuto. Un intermediario può semplificare l'acquisizione. Una tecnologia può ridurre costi e tempi.

La domanda interessante viene dopo: che cosa sto cedendo in cambio?

Se cedo una commissione, posso calcolarla.

Se cedo una parte del margine, posso misurarla.

Se cedo progressivamente il rapporto diretto con il cliente, la capacità di determinare il prezzo, la riconoscibilità e la possibilità di essere scelto indipendentemente dall'intermediario, il costo è molto meno visibile.

Ed è proprio per questo che rischia di diventare più importante.

La perdita di autonomia può precedere la perdita di reddito

Il punto più insidioso è questo.

Quando il reddito scende, il problema è evidente.

Quando invece il fatturato rimane buono mentre diminuisce il controllo, non abbiamo la stessa percezione del pericolo.

Il professionista continua a lavorare.

Continua a fatturare.

Continua magari a crescere.

Ma una parte crescente delle condizioni che rendono possibile quel risultato non dipende più da lui.

È qui che colloco l'inizio del Proletariato Professionale.

Non nella povertà. Nella dipendenza.

Non necessariamente nella mancanza di lavoro. Nella progressiva incapacità di determinare autonomamente le condizioni del proprio lavoro.

Non nella scomparsa della competenza. Nella perdita del potere che quella competenza dovrebbe consentire di esercitare.

Puoi guadagnare ancora bene e avere già ceduto pezzi importanti della tua autonomia professionale.

La domanda allora cambia

Forse abbiamo osservato troppo a lungo i professionisti chiedendoci soltanto quanto guadagnano.

È una domanda importante. Ma non basta.

Dovremmo cominciare a chiederci anche: quanto del proprio prezzo controllano? Quanto del rapporto con il cliente possiedono? Quanto dipendono da soggetti terzi per essere trovati? Quanto facilmente possono rifiutare condizioni che considerano sfavorevoli?

E soprattutto: se togliessimo l'intermediario, rimarrebbe una ragione precisa per cercare proprio loro?

È in queste domande che, secondo me, si trova una parte importante del futuro delle professioni.

Perché il contrario di proletario professionale non è necessariamente professionista ricco. È, prima di tutto, professionista che conserva potere sulla propria posizione.

 
 
 

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