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I professionisti guadagnano 7.000 euro in più. Ma possono comprare 2.000 euro in meno.

Immagine del redattore: Francesco Agostino
Francesco Agostino
23 set
Tempo di lettura: 2 min
Confronto tra crescita del reddito nominale e perdita di potere d'acquisto dei professionisti

Prendete due numeri: 37.284 euro e 44.213 euro. Il primo è il reddito medio del 2010 considerato dal X Rapporto sulle libere professioni. Il secondo quello del 2023.

La crescita nominale è del 18,6%. Quasi 7.000 euro in più. Sembrerebbe una buona notizia. Poi entra l'inflazione. In termini reali il reddito è invece diminuito del 5,4%: oltre 2.000 euro annui di potere d'acquisto sono scomparsi.

Entrambe le affermazioni sono vere: il professionista guadagna più euro. Il suo reddito vale meno.

Il fatturato può crescere mentre noi arretriamo

È uno degli inganni più semplici della vita professionale. Guardiamo il fatturato dell'anno precedente, poi quello dell'anno corrente. È aumentato. Abbiamo lavorato bene. Non necessariamente.

Nel frattempo possono essere aumentati software, affitto, collaboratori, assicurazioni, energia, servizi, previdenza e costo della vita. Il numero cresce. La libertà economica no.

Il professionista vende anche il proprio tempo

Se per aumentare il reddito da 37 a 44 devo lavorare di più, gestire più clienti, aumentare gli adempimenti e assumermi maggiori responsabilità, il confronto nominale diventa ancora meno utile.

Dovremmo introdurre almeno un'altra unità di misura: quanto reddito reale produce un'ora della mia vita? Non compare normalmente nei bilanci professionali. Eppure potrebbe essere uno degli indicatori più importanti.

Il caso della Gestione Separata è ancora più netto

Il Rapporto rileva che gli iscritti alla Gestione Separata INPS sono cresciuti del 68,4% tra 2015 e 2024. Il loro reddito medio nominale è arrivato a 21.380 euro. In termini reali, però, la diminuzione indicata è del 12,1%.

Il lavoro può esserci. Il reddito nominale può perfino crescere. La posizione economica può comunque indebolirsi.

Questo è Proletariato Professionale

Non significa che tutti i professionisti siano poveri. Sarebbe falso. Esistono professionisti con redditi molto elevati. Il punto è diverso: quanto controllo abbiamo sul valore economico del nostro lavoro?

Possiamo aumentare il prezzo? Possiamo scegliere i clienti? Possiamo ridurre le ore senza far crollare il reddito? Abbiamo costruito qualcosa che produce valore indipendentemente dalla nostra presenza? Possiamo rifiutare un incarico?

La libertà economica di un professionista non coincide con il numero scritto in fattura.

Forse stiamo misurando la cosa sbagliata

Fatturato e reddito rimangono indispensabili. Ma da soli non bastano. Dovremmo probabilmente misurare anche reddito reale, reddito per ora, margine, tempo non venduto e capacità di scegliere.

È possibile che una parte del lavoro professionale contemporaneo stia vivendo esattamente questo paradosso: fatturare di più per potersi permettere meno.

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